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giovedì, 09 luglio 2009

Con preghiera di diffondere l'invito a tutti i soggetti interessati

Sergio Colombo

Comitato Intercomunale per la Pace

 

Informiamo che scriviamo solo a chi ci è giunto in e-mail o ha espresso il desiderio di ricevere informazioni.

Per non ricevere più e-mail rispondete UTILIZZANDO LO STESSO INDIRIZZO DI POSTA scrivendo che volete essere cancellati dalla lista dei destinatari

_________________________________________________________________________

I contenuti discriminatori del Decreto sicurezza ci preoccupano.

Invitiamo tutti coloro che hanno a cuore i diritti umani e il rispetto della dignità delle persone ad una riunione che si terrà:

MARTEDI' 14/7, ORE 21.15

presso la sede del Comitato Pace

Via Fagnani 35 - Sedriano (vicino al Comune)

Ordine del giorno:

a.. presa di posizione pubblica sul Decreto (manifesti/locandine?)

b.. appello al Presidente della Repubblica affinché non firmi il Decreto

c.. coordinamento delle iniziative (tra la cittadinanza, le associazioni, le parrocchie, gli amministrazioni comunali, i sindacati, ecc.)

Per info:

Sergio Colombo, Cell. 3486502703

Antonio Oldani, Cell. 3479782591

http://www.comitatopace.it
postato da: MagU alle ore 12:50 | link | commenti
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THE BERLMAN SHOW (I)
DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.com

L’isola della Maddalena, con tutto il battage di strutture militari che contiene, non è stata ritenuta sufficientemente sicura per proteggere i “grandi” della Terra nell’occasione del G8: probabilmente, la minaccia di migliaia di no-global che l’assalivano in massa – sbarcando dai loro canotti – ha fatto scuotere la testa ad ammiragli e generali, preoccupati di non riuscire a reggere l’onda d’urto. Dopo il “Vallo Atlantico nel 1944”, il “Vallo della Sardegna” poteva cedere anch’esso.
Così, tutti in una città che ha appena subito un devastante terremoto: auguri signor Obama, auguri signora Merkel. Se, la notte, il comodino dovesse traballare, non preoccupatevi: fino alla magnitudo 4,5 non è previsto lo sgombero, dormite tranquilli e sicuri, siete in Italia (!).

Vi sarete chiesti il perché della stranezza, ma conoscete poco l’Italia, perciò è meglio spiegare quello che – siamo certi – non avete ben compreso.
Dovete sapere che, in questo Paese, ogni giorno dell’anno – da decenni – va in onda su tutti i canali televisivi il “Berlman Show”, ossia la rappresentazione dell’Italia vista da un solo punto d’osservazione, quello del Primo Ministro, Silvio Berlusconi.


In questa soap opera istituzionale, gli italiani sono un popolo felice e tranquillo, che non ha preoccupazioni per il lavoro, per la salute, l’istruzione, il welfare. Lo Stato – ossia Silvio Berlusconi in persona – si preoccupa di tutto e per tutti: dopo burrascose notti trascorse nell’harem, Berlusc-al-Sharif – il nostro Califfo nazionale – si sporge dalla finestra, osserva l’Italia e detta il copione della prossima puntata.
A Milano – dove ci sono le sue, personali televisioni – ed a Roma, dove c’è la televisione di Stato che controlla come Primo Ministro, i suoi mercenari prendono diligentemente nota, telefonano agli attori e preparano le scene che gli italiani vedranno il giorno seguente.
So che, da voi, una cosa del genere non sarebbe nemmeno immaginabile: difatti, nella sua classifica, Freedom House inserisce l’Italia – per libertà d’informazione – più o meno dalla parti del Benin o di qualche sperduta Repubblica delle Banane.

Pensate che, in Italia, non si parla mai del nostro principale problema: un terzo dell’Italia è governato dai clan delle Mafie, che oramai non gestiscono solo le attività criminali (droga, armi, ecc), bensì s’inseriscono negli appalti pubblici, come ha ben spiegato Roberto Saviano nel best seller Gomorra. Per averlo spiegato, ha dovuto fuggire e vivere nascosto.
L’Italia – il Paese del Sole – non ha praticamente centrali solari e – mentre nei vostri Paesi fioriscono le iniziative che riguardano le nuove energie rinnovabili – qui da noi costruiranno (dopo il 2020!) quattro centrali nucleari: con il prezzo dell’Uranio in continuo, iperbolico aumento, saranno probabilmente le ultime centrali del Pianeta.

Per farvi capire come il “Berlman Show” si occupi proprio di tutto, vorremmo spiegarvi qualcosa che riguarda ciò che avrete senz’altro letto sui vostri giornali: la nota vicenda di Noemi, la ragazza minorenne che frequentava le “feste” di Silvio Berlusconi.
Pochi giorni dopo lo scoop, fu pubblicata un’intervista ad un ragazzo napoletano – Domenico Cozzolino – il quale raccontava d’essere stato il fidanzato della ragazza per lungo tempo. In qualche modo, il ragazzo voleva far intendere che Noemi Letizia era una ragazza normale con una vita normale.
Poco dopo, però (in Italia, si dice che “Le bugie hanno le gambe corte”), scoprirono che questo ragazzo era un attore che lavorava in una fiction delle TV del signor Berlusconi (“Uomini e donne”), gestita da una conduttrice – tale Maria de Filippi – a sua volta moglie di un giornalista che gestisce il più noto talk show delle TV di Berlusconi, Maurizio Costanzo. Tutto costruito in famiglia.
Quando la moglie di Berlusconi – Veronica Lario – chiese il divorzio, immediatamente una ex parlamentare del partito del premier Berlusconi – Daniela Santanché – concesse un’intervista al settimanale di gossip “Chi” – di proprietà, anch’esso, del presidente del Consiglio – nella quale affermava che, da tempo, la moglie di Berlusconi aveva una relazione con una guardia del corpo. La quale, ha smentito con sdegno, sfidando chiunque a provare il contrario ma, oramai, il messaggio era stato immesso nel circuito dei media.

Avrete senz’altro visto il bellissimo “The Truman Show” con Jim Carrey, laddove la vita felice di un americano medio veniva creata ad arte per proporla come un modello per gli americani.
Qui in Italia, nel “Berlman Show”, ogni giorno vengono create decine, centinaia di nuove immagini che sono immesse nel circuito dei media, per ipnotizzare gli italiani e far loro credere che tutto va bene: una nazione di lobotomizzati.

Nel frattempo, l’economia sta crollando: tutti i parametri economici indicano che l’Italia sta andando a fondo, ma pochi italiani riescono a rendersene conto, perché il “Berlman Show” imperversa. Raccontano che il welfare italiano è il migliore d’Europa – e intanto la gente è sempre più povera – e che L’Aquila sarà ricostruita, ma non dicono quando: nel 2032, così hanno dovuto ammettere nella legge per la ricostruzione, perché la loro sciagurata politica economica non trova i soldi per ricostruire. Saranno trovati mediante delle nuove lotterie (!): non è una barzelletta, è tutto scritto nel decreto ufficiale del Governo Italiano!
Per reggere un simile gioco, il premier deve concedere a coloro che fanno parte dello show posti importanti: se cercherete Michela Vittoria Brambilla su Youtube, la troverete mentre fa la giornalista nei locali hard della notte spagnola. Oggi, questa persona, è il Ministro Italiano per il Turismo, uno dei più importanti ministeri per l’Italia, nazione turistica.

Vi chiederete perché l’opposizione, in Parlamento, non denunci queste menzogne: a volte lo fa, ma non può fare nulla contro uno show mediatico che imperversa 365 giorni l’anno, da sei emittenti televisive nazionali più quelle minori. I media, sono totalmente nelle mani del premier.
La necessità di spostare il G8 dalla bellissima isola della Maddalena, in Sardegna, ad una città (L’Aquila) – che corre il rischio di altri terremoti devastanti – è una sola: siccome vi sono, per necessità di ordine pubblico, migliaia di militari nella zona, questo garantisce al gestore del “Berlman Show” che nessuno riuscirà ad avvicinarsi, che nessuno potrà inviare all’estero le immagini delle proteste, che ci saranno sicuramente e saranno tante.

L’Italia, come nazione europea, è oramai solo più una colossale finzione, un grande reality show a cielo aperto, come in nessun altro luogo al mondo: forse, voi che venite in Italia in vacanza, non ve ne rendete conto, ma qui si vive oramai una strisciante dittatura, regolata dai media del Presidente del Consiglio. Più semplicemente, una dittatura mascherata.

Grazie per la vostra attenzione

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.com/
Link: http://carlobertani.blogspot.com/2009/07/berlman-show-i.html
8.07.2009

Articolo liberamente riproducibile con citazione della fonte

postato da: MagU alle ore 12:31 | link | commenti
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cosa tassare e perché - Autore: Gianluca Ruggieri altreconomia

La leva fiscale per scardinare la società dello spreco

Un recente rapporto del Ministro dell'economia e del Ministro dello sviluppo sostenibile del governo francese si chiedeva: “Davanti al triplo choc dei cambiamenti climatici, dell'invecchiamento della popolazione e della crisi economica, non varrebbe la pena ripensare profondamente alla struttura della nostra tassazione piuttosto che trattare separatamente questi problemi?”.

In effetti varrebbe proprio la pena, e per questo motivo in Francia si è cominciato a dibattere su scala nazionale su una grande manovra fiscale che avrà l'obiettivo di spostare la tassazione dal lavoro alle risorse.

L'obiettivo è ambizioso e la strategia d'azione deve risultare necessariamente articolata su più fronti. Infatti alcuni settori industriali sono già sottoposti al cosiddetto meccanismo Ets (Emission Trading Scheme) che tende a limitare le emissioni di CO2.

Questo meccanismo però ha avuto in alcuni casi l'effetto non desiderato di dare un'ulteriore incentivo alla delocalizzazione della produzione. Infatti rendeva più conveniente esportare gli impianti produttivi (ed energivori) in quei Paesi dove non era prevista alcuna tassazione sulle risorse energetiche.

Per questo motivo si propone questa volta il “Modello Cambridge” (così etichettato perché proposto in uno studio dell'Università di Cambridge e del MIT). Si tratta sostanzialmente di non arrestare alle frontiere l'effetto del meccanismo Ets introducendo una tassazione specifica per tutti i beni importati che se fossero prodotti in Europa sarebbero sottoposti al meccanismo Ets.

Ma rimangono comunque importanti settori responsabili di emissioni di gas serra che non sono sottoposti al meccanismo Ets, ad esempio il trasporto aereo: per completare il quadro il governo francese ha quindi proposto l'introduzione del “contributo clima-energia”. Poiché il presidente francese Sarkozy ha promesso di non aumentare il livello generale di tassazione, l'introduzione della nuova imposta dovrà corrispondere a una riduzione delle tasse esistenti, probabilmente a una riduzione della tassazione sul lavoro. “Più noi tasseremo l’inquinamento, più alleggeriremo i pesanti carichi sul lavoro” ha infatti dichiarato a fine giugno alle camere appositamente riunite a Versailles.

L'effetto complessivo sarà quindi di un premio a tutti quei processi che limitano l'impiego di risorse ma non quello di manodopera. Il governo francese si aspetta anche un miglioramento della bilancia commerciale, visto che praticamente tutti i combustibili fossili sono importati.

La Svezia ha iniziato dal 1991 a spostare la tassazione dal lavoro alle risorse energetiche. È quindi una buona notizia per tutti che in questo secondo semestre del 2009 la presidenza di turno della Ue tocchi proprio a Fredrik Reinfeldt, primo ministro svedese.

Nella conferenza stampa di presentazione ha sostenuto che la carbon tax “funziona, dà segnali all’economia di mercato su cosa ridurre e, inoltre, è particolarmente adatta a questo periodo di crisi e di mancanza di risorse per combattere il cambiamento climatico, dato che a differenza di altre misure non va a incidere sui budget pubblici.”

È importante sottolineare che sia in Francia sia in Svezia, i cambiamenti sono stati realizzati a valle di lunghi processi consultivi che hanno coinvolto tra gli altri i sindacati e le aziende.

La qualità del processo decisionale assicura la stabilità nel tempo delle politiche: in Svezia il cambio di maggioranza governativa non ha modificato l'impianto della Carbon Tax. In Francia il “contributo clima-energia”, introdotto da Sarkozy, era presente anche nel programma di Europe Ecologie, la nuova lista che alle recenti elezioni europee ha esordito guadagnando oltre il 16% dei voti. Europe Ecologie propone infatti di “stabilire una tassa fiscale europea sul consumo d’energia, che dia un prezzo al vincolo energetico e climatico, e di applicarla al consumo di combustibile fossile -petrolio, gas naturale, carbone- e di elettricità d’origine non rinnovabile”. L'obiettivo è di “incoraggiare i cambiamenti di comportamento e favorire gli investimenti sobri in energia.”

In Italia si parla di questo da diversi anni, grazie alle proposte di alcune associazioni. Il dibattito è aperto, per ora solo sui blog... l'ultimo provvedimento governativo in materia fiscale è infatti il ripristino del bonus fiscale per i distributori di carburante, uno dei pochi atti dell'attuale governo che non abbia sollevato alcuna opposizione.

postato da: MagU alle ore 07:58 | link | commenti
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9 Luglio 1955

Il manifesto di Russell-Einstein
"Nella tragica situazione che l'umanità si trova a dover affrontare, riteniamo che gli scienziati dovrebbero riunirsi a congresso per valutare i pericoli nati dallo sviluppo di armi di distruzione di massa, e per discutere una iniziativa nello spirito della mozione di cui si riporta sotto una bozza.

Non parliamo, in questa occasione, come membri di questa o quella nazione, continente o fede, ma come esseri umani, membri della specie Uomo, la cui stessa sopravvivenza è oggi a rischio. II mondo è pieno di conflitti; al di sopra di tutti gli altri, la titanica lotta fra comunismo ed anticomunismo.

Chiunque abbia un qualche interesse per la politica nutre forti opinioni su queste questioni; ma noi vorremo che ognuno, se vi riesce, metta da parte questi sentimenti e si consideri solo come parte di una specie biologica che ha avuto una evoluzione notevole, e la cui sparizione nessuno di noi può desiderare.

Tenteremo di non pronunciare alcuna parola che faccia appello ad un gruppo piuttosto che ad un altro. Tutti sono in pericolo, e, se tale rischio viene compreso, vi è speranza che tutti insieme possano cancellarlo.

Dobbiamo imparare a pensare in un nuovo modo. Dobbiamo imparare a chiederci, non già quali misure occorre intraprendere per far vincere militarmente il gruppo che preferiamo; perchè nulla di tutto ciò è più possibile. Quel che ci dobbiamo chiedere è: come impedire un conflitto armato il cui esito sarebbe catastrofico per tutti?

Il pubblico, e perfino molti uomini di governo, non hanno ancora ben compreso quel che significherebbe una guerra combattuta con armi nucleari. Il pubblico pensa ancora alla possibile distruzione di città. Si sa che le nuove bombe sono più potenti delle precedenti, e che mentre una "bomba atomica" poteva distruggere Hiroshima, una "bomba all'idrogeno" può distruggere le maggiori città del mondo, Londra, New York, Mosca.

E' certo che in una guerra con bombe H grandi città verrebbero cancellate. Ma questa è solo una delle catastrofi che dovremmo affrontare, e nemmeno la maggiore. Se tutti coloro che vivono a Londra, New York e Mosca venissero sterminati, il mondo potrebbe, nel giro di qualche secolo, riprendersi. Ma noi sappiamo ora, specialmente dopo l'esperimento di Bikini, che le armi nucleari possono spargere morte e distruzione in zone ben più ampie di quanto si credesse finora.

Si afferma che è ora possibile costruire una bomba 2500 volte più potente di quella che distrusse Hiroshima. Un siffatto ordigno, se esplode vicino al suolo o nel mare, disperde particelle radioattive nell'atmosfera, che poi ritornano sulla superficie della terra come mortale pulviscolo o pioggia. E' stato questo pulviscolo che ha infettato i pescatori giapponesi e la loro pesca.

Nessuno sa quanto largamente tali mortali particelle potrebbero diffondersi, ma le persone più competenti concordano nel ritenere che una guerra con bombe H potrebbe forse por fine al genere umano. Si teme che se molte bombe H venissero utilizzate vi sarebbe una morte universale - rapida solo per una minoranza, ma per la maggioranza una lenta tortura di malattie e disintegrazione.

Molte voci di allarme si sono levate da eminenti uomini di scienza e da esperti di strategia militare. Nessuno di loro afferma che il peggio avverrebbe per certo. Quel che essi però confermano e che un tale esito è possibile; nessuno può escluderlo. Non ci risulta che le opinioni degli esperti in questo campo dipendano in alcuna misura dai loro orientamenti politici o dai loro pregiudizi ideologici. Dipendono solo, a quel che ci risulta, dalla misura della loro competenza; e abbiamo trovato che i più esperti sono anche i più pessimisti.

Questo è dunque il problema che vi presentiamo, orrendo e terribile, ma non eludibile: metteremo fine al genere umano o l'umanità saprà rinunciare alla guerra? La gente non vuol affrontare questa dicotomia, perchè abolire la guerra è difficile.

Per abolire la guerra saranno necessarie delle spiacevoli limitazioni alla sovranità nazionale. Ma forse quel che osta maggiormente alla piena comprensione della situazione è il termine "umanità", che suona vago e astratto. La gente fa fatica ad immaginare che il pericolo riguarda le loro stesse persone, i loro figli e nipoti, e non solo un vago concetto di umanità. Essi faticano a comprendere che davvero essi stessi, ed i loro cari, corrono il rischio immediato di una mortale agonia. E così pensano che forse potranno continuare ad esservi guerre, purchè le armi più moderne vengano proibite.

Ma questa speranza è illusoria. Qualunque accordo venisse concluso in tempo di pace, di non usare bombe H, verrebbe considerato non più valido in tempo di guerra, ed ambedue i contendenti si metterebbero a costruire bombe H appena scoppiasse un conflitto armato, poichι, se una parte costruisse tali bombe e l'altra se ne astenesse, il contendente che ha costruito tali armi risulterebbe inevitabilmente vittorioso.

Ma sebbene un accordo alla rinuncia dell'armamento nucleare nel contesto di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe la soluzione definitiva del problema, nondimeno avrebbe alcuni scopi utili ed importanti. Primo: ogni accordo Est-Ovest è positivo, in quanto porta ad una diminuzione della tensione. Secondo: l'eliminazione delle armi termonucleari, se ciascuna parte potesse credere che anche l'altra parte l'abbia sinceramente compiuta, diminuirebbe la paura di un attacco improvviso come quello di Pearl Harbour, che al momento mantiene ambo le parti in uno stato di nervosa apprensione. Dovremmo dunque salutare con sollievo un tale accordo, quanto meno come primo passo.

La maggioranza di noi non è neutrale nel proprio modo di pensare, ma, in quanto esseri umani, dobbiamo tener presente che, se le materie di contrasto debbono esser risolte in modo da dare una qualche soddisfazione a tutte le parti in causa, comunisti o anticomunisti, asiatici o europei o americani, bianchi o neri, ebbene allora esse non debbono esser risolte mediante una guerra. Vorremmo che questo sia ben compreso, tanto all'Est che all'Ovest.

Si apre di fronte a noi, se lo vogliamo, un continuo progresso in felicitΰ, conoscenza e saggezza. Sceglieremo invece la morte, perchι non sappiamo dimenticare le nostre contese? Ci appelliamo, come esseri umani, ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità, e dimenticate il resto. Se vi riuscirete, si apre la via verso un nuovo paradiso; se no, avete di fronte il rischio di morte universale.

Mozione

Invitiamo questo Congresso, e per suo tramite gli scienziati di tutto il mondo e la gente, a sottoscrivere la seguente mozione:

Dato che in una futura guerra mondiale armi nucleari verrebbero certamente usate, e che tali armi minacciano la sopravvivenza del genere umano, ci appelliamo con forza a tutti i governi del mondo affinchè comprendano, e riconoscano pubblicamente, che i loro scopi non possono essere perseguiti mediante una guerra mondiale e di conseguenza insistiamo affinchè trovino mezzi pacifici per risolvere tutte le loro controversie."

Max Born
Percy W. Bridgman
Albert Einstein
Leopold Infeld
Frederic Joliot-Curie
Herman J. Muller
Linus Pauling
Cecil F. Powell
Joseph Rotblat
Bertrand Russell
Hideki Yukawa
postato da: MagU alle ore 07:54 | link | commenti
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Era ora - Firmato il decreto sulla certificazione energetica degli edifici

Roma, 6 luglio – “Rendere trasparente la qualità energetica degli immobili è un ulteriore passo avanti per garantire l’efficienza e il risparmio energetico e una maggiore sicurezza per i cittadini che acquistano una casa. L’obiettivo è promuovere adeguati livelli di qualità dei servizi di certificazione, assicurarne l’utilizzo e la diffusione omogenea sull’intero territorio nazionale”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, firmando il decreto sulla certificazione energetica degli edifici che entrerà in vigore nei prossimi giorni con la pubblicazione sulla “Gazzetta ufficiale”. “I cittadini avranno così la possibilità di capire com’è stato realizzato l’alloggio che stanno acquistando dal punto di vista dell’isolamento, della coibentazione e degli impianti energetici, in che modo esso possa contribuire agli obiettivi di efficienza e risparmio energetico”, ha concluso il ministro.
Il decreto, emanato in attuazione della direttiva europea del 2002, definisce le linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici e gli strumenti di raccordo, concertazione, cooperazione tra lo Stato e le Regioni, alcune delle quali hanno già definito proprie procedure di certificazione, che si integrano alla normativa nazionale, nel rispetto delle peculiarità di ciascuna Regione. Il provvedimento segue il decreto del Presidente della Repubblica del 2 aprile scorso (numero 59), che fissa i requisiti energetici minimi per i nuovi edifici e per le ristrutturazioni di quelli esistenti. Con queste nuove procedure i cittadini che vendono la propria abitazione potranno rispondere in modo più appropriato e con oneri assai contenuti all’obbligo di informare l’acquirente della qualità energetica dell’abitazione ceduta.
Un altro regolamento definirà infine nelle prossime settimane le figure dei certificatori energetici (ingegneri, architetti, professionisti e così via) abilitati al rilascio delle certificazioni. (e-gazette)

postato da: MagU alle ore 08:15 | link | commenti
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La "green economy" comincia dal riciclo dei rifiuti

Roma, 6 luglio – Oltre un miliardo di euro risparmiato per avere evitato emissioni di gas serra da riciclo. E un taglio sui costi nello smaltimento dei rifiuti di imballaggio pari a 3 miliardi e 244 milioni di euro. E' la conferma (su un lasso di tempo di dieci anni: 1999-2008) che il rapporto costi-benefici del riciclo dei rifiuti, generato dal Sistema Conai-Consorzi, pende in modo deciso a favore dei benefici. Ed é anche un chiaro segnale del fatto che l'impiego delle "materie prime seconde" ha consentito all'Italia di ottenere vantaggi sia in termini economici che ambientali, giocando al tempo stesso un ruolo di motore di sviluppo economico sostenibile.
Questi dati sono contenuti nel bilancio del sistema Conai "I benefici della raccolta-riciclo in Italia", realizzato dal professor Alessandro Marangoni di Althesys, che il Consorzio nazionale imballaggi (Conai) presenterà al pubblico nel corso del convegno "Le politiche dei rifiuti in Italia: sostenibilità ambientale, sostenibilità economica" che si svolge a Roma l'8 luglio nella sala delle Conferenze, piazza Montecitorio, 123/A, dalle 9 alle 13.
Lo studio esamina in dettaglio i risultati prodotti dall'attività del sistema Conai per il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggio: a uno scenario storico, che si riferisce alla gestione del sistema Conai dal 1999 al 2008, si contrappone uno scenario alternativo che ipotizza in astratto l'assenza del sistema di recupero attivato dal Conai.
Scopo del convegno é mettere a fuoco le opportunità e le criticità delle politiche dei rifiuti del nostro Paese, anche in vista della nuova Direttiva Ue e del contributo che la "green economy" può dare all'Italia nell'attuale fase di difficile congiuntura economica. Questo nel quadro di un confronto internazionale che vedrà presenti anche alti rappresentanti delle istituzioni europee, come Helmut Maurer, della direzione Ambiente della Commissione europea e Joachim Quoden, direttore di Pro-Europe. Ai lavori prenderanno parte Piero Perron, presidente Conai, Alessandro Marangoni, amministratore delegato Althesys, e i già ricordato Maurer e Quoden. Nella seconda parte della mattina, una tavola rotonda con Guido Morini, Confindustria, Daniele Fortini, presidente Federambiente, Corrado Scapino, presidente Fise-Unire, Filippo Bernocchi, delegato Ambiente Anci, e Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente, coordinata da Jacopo Giliberto del "Sole 24 ore".
I lavori saranno conclusi dal ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. (e-gazette)

postato da: MagU alle ore 08:13 | link | commenti
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Cina, strage nello Xinjiang

Una manifestazione di protesta della minoranza uigura a Urumqi viene repressa dalle forze dell'ordine: 140 morti e 800 feriti

E' stato un massacro, con un numero di vittime già nettamente più alto delle rivolte del marzo 2008 in Tibet: a Urumqi, la capitale della provincia autonoma dello Xinjiang, ieri sera una manifestazione di protesta da parte della minoranza uigura è degenerata in scontri con le forze dell'ordine. Il bilancio provvisorio, fornito dall'agenzia Nuova Cina, è di 140 morti, oltre 800 feriti e 300 persone arrestate. Cifre che potrebbero peggiorare con il passare delle ore.

Almeno un migliaio di persone (alcune stime dicono tremila) sono scese in piazza nel pomeriggio di ieri nel quartiere uiguro di Urumqi, protestando contro l'uccisione di due uiguri in una fabbrica di giocattoli nella provincia del Guangdong, nel sud-est del Paese, il 26 giugno. Quel giorno, gli operai di etnia Han (cinese) presero di mira sei colleghi uiguri accusati di aver stuprato due lavoratrici Han: nella gigantesca rissa rimasero ferite altre 118 persone. Di fronte al gonfiarsi della manifestazione a Urumqi, ieri sera la polizia ha tentato di erigere delle barricate, che sono state presto sopraffatte dai dimostranti. A quel punto sono intervenuti i blindati dell'esercito. Ora la situazione sembra essere tornata alla calma, ma nella zona degli scontri i negozi rimangono chiusi, così come le strade che portano nella città. Gli abitanti confermano che l'accesso a Internet è stato disattivato. Anche a Kashgar, l'altra città principale dello Xinjiang ma al contrario di Urumqi ancora a maggioranza uigura, le forze dell'ordine hanno intensificato la loro presenza.

Le violenze, già con il bilancio di vittime attuale, fanno della rivolta il più sanguinoso sollevamento popolare in Cina negli ultimi dieci anni. Ma l'esatta dinamica dell'accaduto è ancora da appurare, e i media cinesi - come fecero l'anno scorso in Tibet - mettono l'accento sulla violenza dei dimostranti, che invece sostengono di aver messo in scena una manifestazione pacifica. Alcuni video messi in rete dagli attivisti uiguri sono stati presto tolti dalle autorità, che invece stanno facendo circolare immagini dei manifestanti che attaccano gli Han o la polizia, o ripresi mentre danno fuoco a dei veicoli; fonti cinesi contattate da PeaceReporter confermano come i media nazionali non facciano distinzione tra uiguri e Han, riportando solo la cifra delle vittime e scaricando in generale le colpe sui rivoltosi. Come fa con quella che definisce "la cricca separatista del Dalai Lama" per il Tibet, Pechino ha già accusato l'attivista uigura in esilio Rebiya Kadeer - più volte candidata al Nobel per la Pace - di aver sobillato la rivolta.

Comunque sia, gli eventi di Urumqi - una città di 2,3 milioni di abitanti che la sostenuta migrazione interna ha fatto ormai diventare al 70 percento cinese - riportano alla ribalta la frustrazione della comunità uigura dello Xinjiang. Nella sterminata provincia chiamata anche "Turkestan orientale" dai separatisti - un territorio grande cinque volte l'Italia e ricco di petrolio, ma popolato da solo 20 milioni di persone - questa minoranza centroasiatica musulmana rappresenta il 44 percento della popolazione, contro un 38 percento (e in crescita) di Han. Come i tibetani, gli uiguri lamentano di essere trattati come cittadini di seconda classe dai cinesi, la cui presenza sta lentamente erodendo la cultura e l'identità locale. La rissa mortale nel Guangdong arriva dopo diverse accuse di vera e propria "pulizia etnica" da parte degli Han nella provincia, a danno degli uiguri. E a Kashgar, da mesi le autorità stanno demolendo il caratteristico quartiere del vecchio bazar, trasferendo forzatamente le famiglie uigure in nuove costruzioni alla periferia della città.

Già la scorsa estate il problema dello Xinjiang era tornato di attualità, con tre successivi attacchi che nella prima metà di agosto causarono 30 morti. L'attentato più grave fu quello del 4 agosto, pochi giorni prima dell'apertura dell'Olimpiade di Pechino: un blitz contro un commissariato di polizia causò la morte di 17 agenti. Nei primi 11 mesi del 2008, nella regione sono state arrestate circa 1.300 persone per reati "relativi alla sicurezza". E c'è da scommettere che, come accaduto al Tibet, anche lo Xinjiang - dove già sono in vigore alcune restrizioni - verrà ora reso sempre più off-limits per i visitatori stranieri, nell'anno in cui la Cina vorrebbe celebrare i 60 anni della Repubblica Popolare dando di sè l'immagine di una pacifica potenza in ascesa.

Alessandro Ursic peacereporter

postato da: MagU alle ore 08:07 | link | commenti
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Il punto sul sistema degli incentivi all’elettricità da biomasse (Aiel Kyotoclub)

Confermati 28 centesimi di euro per gli impianti a biogas e biomasse con potenze inferiori al megawatt. Entro luglio il disegno di legge sarà sottoposto nuovamente al Senato.
Con l’approvazione alla Camera del disegno di legge 1441 (Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia), che prevede anche la delega al Governo sul nucleare, sono stati confermati gli incentivi alla produzione di energia elettrica da biomasse. Entro la fine di luglio il disegno di legge sarà sottoposto nuovamente all’esame del Senato per altre modifiche introdotte nel corso della discussione alla Camera.

Per quanto riguarda il sistema di incentivi all’elettricità da biomasse, pertanto la situazione è la seguente:

Per biogas e biomasse con una potenza non superiore a 1 MW è riconosciuta la tariffa omnicomprensiva (incentivo + energia elettrica prodotta) pari a 28 €cent per kWh immesso nella rete elettrica. Sono inclusi gli impianti a oli vegetali puri a condizione che siano ottenuti da colture oleaginose coltivate nell’UE e che siano state incluse nel fascicolo aziendale per l’ottenimento del premio comunitario.

Per gli impianti alimentati con altri biocombustibili liquidi (biodiesel e bioetanolo) e con oli provenienti da paesi extra UE (ad esempio, olio di palma), come pure i gas di discarica e i gas residuati da processi di depurazione, la tariffa omnicomprensiva è pari a 18 €cent per kWh.

Agli impianti alimentati a rifiuti biodegradabili e biomasse generiche non di filiera, con una potenza superiore a 1 MW, è riconosciuto un coefficiente di moltiplicazione dei certificati verdi pari a 1,3, rispetto al precedente 1,1.

Agli impianti alimentati da biomasse e biogas derivanti da prodotti agricoli, di allevamento e forestali, ivi inclusi i sottoprodotti ottenuti nell’ambito di intese di filiera, contratti quadro oppure da filiere corte, cioè ottenuti entro un raggio di 70 km dall’impianto che li utilizza, con una potenza superiore a 1 MW, è riconosciuto un coefficiente di moltiplicazione dei certificati verdi pari a 1,8.

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martedì, 07 luglio 2009

... sempre più dura essere della lega...
postato da: MagU alle ore 13:55 | link | commenti (21)
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Ricevo da Carmen e inoltro.

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Egregio Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napoletano

Da un po’ di tempo e in modo sempre più incalzante , quando sogno un futuro per mio figlio e per tutti i ragazzi alla cui formazione ed educazione mi dedico da anni , non riesco più pensarlo caratterizzato da quel clima sereno che è garanzia di una personale crescita armoniosa e in sintonia con tutte le componenti della società .

Si dice che il futuro sia dei giovani . Certamente !, visto il limite naturale a cui tutti noi dobbiamo sottostare ma il loro futuro lo creiamo noi adulti quando scriviamo regole e leggi che espandono la loro influenza ben oltre il tempo e le persone che le hanno promosse e approvate .

E’ Lei persona che stimo per i suoi molti equilibrati appelli e interventi a favore della legalità e del rispetto dei valori costituzionali .

E’ Lei persona a cui più volte mi sono rivolta nei momenti in cui ho sentito vacillare quei valori che regolano la vita sociale e civile del Nostro Paese E’ Lei persona a cui ancora una volta sento di rivolgermi per chiedere di NON FIRMARE il cosiddetto PACCHETTO SICUREZZA.

Una legge che nel suo iter mi ha fatto da sempre vergognare di essere italiana e che ora mi fa sentire solo insicura in quanto legalizza quel razzismo e quella xenofobia, (forse naturale in alcune persone ma che in società illuminate non avrebbero neppure potuto occupare posti di governo) che pone le basi di un futuro vivere comune improntato al conflitto sociale .

Penso che i criminali non siano gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie globali che regolando il commercio e la

finanza transnazionale in modo da favorire solo alcuni soggetti

economici , impoveriscono tutta la popolazione mondiale e obbligano le persone più colpite dalla speculazione a emigrare consegnandole ancora una volta nel paese di arrivo in mano alla malavita organizzata o comunque a operatori economici che usano la loro invisibilità per speculare sul loro lavoro e negare loro i diritti umani .

La tassa sul permesso di soggiorno ,il permesso di soggiorno a punti, norme restrittive sui ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a 4 anni per gli irregolari che non rispettano l'ordine di espulsione , la proibizione per una donna clandestina che partorisce in ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all'anagrafe, mi fanno pensare molto da vicino che questa non sia altro che una legislazione da apartheid . Questa ,insieme alla legislazione sulle ronde e sulla autorità della polizia di procedere a ispezioni domiciliari in caso di sospetto favoreggiamento della clandestinità mi portano sempre più ritenere l’operato legislativo foriero di una società in cui si possa espandere legalmente sia una cultura razzista sia un modo di vita facile alla denuncia e al sospetto consegnato nelle mani di non si sa chi .

Egregio Presidente Napoletano questi ed altri motivi mi hanno indotta ad appellarmi a Lei perché NON FIRMI IL" DECRETO SICUREZZA": voglio vivere e far vivere i giovani in una società democratica.

Carmen Pirovano

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Giustizia, Rispetto e Dignità 

(http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it/)

Caro Federico,

è arrivata un poco di giustizia, di rispetto e di dignità, parole grosse e insufficienti, se dette e scritte in assenza di un tuo ritorno.

Il sistema processuale italiano, a garanzia della libertà dei cittadini, prevede che ogni sentenza sia sottoposta ad appello e poi a ricorso per cassazione, ma sono convinto che le basi per quel minimo di giustizia e di rispetto che ti dobbiamo, sono state finalmente poste.

Quanta fatica, quanto sangue nel cuore, quante notti insonni, quanti sguardi al cielo.

Chi ora ha giudicato, ha condannato con certezza: 3 anni e 6 mesi a ciascuno degli imputati.

Le responsabilita’ sono chiare, inequivocabili ed oggettive.

FORLANI PAOLO (1961), SEGATTO MONICA (1964), PONTANI ENZO (1965) POLLASTRI  LUCA (1970)

Se non li avessi incontrati , caro Federico oggi avresti 22 anni.

Ora sono colpevoli (  http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=52924&format=html ).  dopo un lungo calvario ( non il loro come hanno osato lamentare)

Quei valori in cui credo, di amore per la vita, di rispetto della legalità, di lealtà, di onestà, sono in parte la proiezione di questa sentenza per quanto accaduto è quella maledetta mattina disumana, vigliacca ed infame, di quell’assurdo 25 settembre 2005.

47 mesi fa (1402 giorni).

Un atto che non ti materializzerà fisicamente purtroppo, per ridarti sogni e speranze, ma che dovrà servire comunque a tenere sempre una luce calda accesa sui cuori delle persone, affinché tutte le componenti di questa nostra società veglino seriamente e con responsabilità, sulle azioni di chi veste una divisa indegnamente, fino al più alto in grado. 

Io in quei 4 individui, colpevoli di averti ucciso, non ho mai visto  la Polizia.

Mio padre Carabiniere mi ha insegnato nella sua lunga vita, ad amare le divise, ad amare quello che rappresentano per i cittadini, ad avere fiducia. Ma dentro quelle divise ci  può essere di tutto.

La vera Polizia, quella con dei valori, vicino ai propri cittadini, alle proprie famiglie è ben altra cosa.

La legge deve essere uguale per tutti.

Cosa chiedo ora ?

Ritengo che quei 4 individui non abbiano arrecato del male solo a te Federico ma all’immagine dello Stato e di chi ogni giorno, con ogni divisa, in silenzio, mette a repentaglio la propria vita per la sicurezza di tutti noi.

Dallo Stato ora mi aspetto, anche se un po’ in ritardo (1402 giorni), provvedimenti severissimi   che fino ad ora non sono mai stati presi nei confronti delle tante persone coinvolte in questa orribile e disgustosa storia.

La nostra è stata, in questo faticoso cammino, solo una richiesta di Verità e Giustizia per un figlio, ma anche per un’intera generazione

Concludo con la parte finale di un racconto scritto e dedicato a te Federico da una delle tante persone eccezionali che a noi si sono avvicinate e che dimostra, rappresentando tra l’altro una divisa, che dentro quella divisa c’è anche un’anima ed un cuore grande.

In questo racconto Federico finirebbe così:

“Ora il mio cuore, che si era fermato inesorabilmente nella polvere e nell’oscurità di quella notte, ha ripreso a battere nel petto ci chi, adulto, ragazzo, operaio, magistrato, poliziotto, casalinga, pensionato, studente, insomma chiunque, anche solo per un istante, si è commosso per me”.

Quel bacio Federico che in questa foto stai dando a tuo fratello e che io scattai emozionato e felice, molti anni fa, lo sentiamo anche noi.

Lino

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LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA...O NO ?

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

La ragazza mi interrompe con quel mezzo sorriso di chi vuole scusarsi: “Io della riforma della Giustizia non ne capisco molto, ti dispiace?…”. Mi fermo.

Romana, trentacinque anni, si era licenziata da un impiego a tempo indeterminato per esasperazione. I motivi. Nessun riconoscimento dell’impegno lavorativo, anzi, data per scontata. La collega appena assunta, una ex merciaia, diventò subito per ordine dall’alto la responsabile dell’ufficio che lei gestiva, questo senza aver inanellato neppure uno dei suoi 14 anni di esperienza. Da notare: la collega appena assunta faceva i weekend col titolare a Saturnia, e tale individuo se ne vantava in giro per l’azienda con battute da caserma. Per lei invece erano urli, telefonate isteriche dai piani alti, persino insulti, e non ultimo promesse di avanzamento di carriera mai mantenute. Altre colleghe le suggerivano “fregatene, tu fai il minimo, fai come noi”, un collega aggiunse “la vendetta è un piatto che si consuma freddo”.

Lei aveva protestato con la dirigenza in ogni possibile modo, denunciando sia le ingiustizie che il clima di menefreghismo che regnava in tutto l’ufficio e che poi si traduceva di regola in un sovraccarico di lavoro per lei al limite del crollo fisico. Dal titolare le era arrivato di rimpallo un “rompicoglioni”. Così ogni giorno, mattina, pomeriggio e notte (il veleno ti insegue sempre) per 14 anni. Poi lo schianto.

Ha un mutuo e figlia a carico, ma lo spettro dell’annientamento personale la spinge finalmente a licenziarsi. Una denuncia per mobbing è da escludere, non troverebbe una pulce disposta a testimoniare a suo favore in quell’ufficio zeppo di complicità, servilismi, coltellate alla schiena e becero opportunismo. Cioè, un ufficio nella media. Dunque nessuna speranza di schivare le sanzioni per recesso con mancato preavviso, e perde migliaia di euro essenziali. Ora la disperata ricerca di un nuovo impiego. Interinali, interinali, interinali, cocopro, assunzioni a progetto. Le agenzie chiedono: “Ma perché si è licenziata?”, lei risponde “Mobbing, assenza di qualsivoglia professionalità”. La contro risposta: “Se dice questo ai nuovi datori lei è fottuta”. La verità fa sempre male. Poi arrivano i colloqui di lavoro del genere “guardi, sono 750 euro e il resto fuoribusta”; i colloqui di lavoro “ma lei ha un uomo? Può viaggiare con me all’estero?”; i colloqui di lavoro “io gli straordinari non glieli pago, faccia lei”. Nel frattempo, la banca di questo se ne fotte. Finisce per accettare un posto alla disperata, con la promessa di un contratto a tempo determinato dopo il periodo di prova. Che passa, e la nuova titolare è pure contenta, ma il contratto non si materializza. La nenia del “ah… scusa, domani chiamo il consulente del lavoro” diventa una litania quotidiana. Poi il classico “… e se facciamo 1.200 in nero?”, e poi “… e un cocopro?”, e infine l’immancabile “ok, un part time con fuoribusta”. Ma il contratto non affiora mai. E la banca tutto questo non lo vuole sapere. La Camera del Lavoro: “Fotocopi più prove possibile, tenga quell’unica busta paga, poi facciamo causa”. Lei risponde: “Ma così perdo il lavoro, e questi procedimenti vanno avanti per anni. Come faccio nel frattempo?”. La Camera del Lavoro: “Purtroppo la giustizia italiana è quello che è…”.

Disperazione, senso di impotenza, crollo dell’umore, sintomi gastrici, solitudine e quell’orribile depauperamento della propria autostima che filtra come un tumore dentro, perché si è nulla, si è oggetti, pedine di nessuna importanza, senza tutele, e si finisce col sentirsi colpevoli del fallimento di sé. E pensare che c’è voluta un’infanzia, un’adolescenza e lo sbarco palpitante nell’età adulta per arrivare a uno straccio di speranza di una vita degna. A trentacinque anni quel sogno ancorché modesto è già un cadavere inguardabile. A trentacinque anni il mondo del lavoro già dice ‘lasciate ogni speranza voi ch’entrate’. Ogni speranza di umana decenza.

La vita a trentacinque anni non si può vivere così, è un crimine. Questa donna è una, ce ne sono altri. Quanti? Milioni in Italia. Non diecimila, non duecentomila, milioni. Ogni giorno. C’erano ieri, ci sono oggi mentre leggete queste parole, siete magari voi. Di chi è la colpa?

“Sono venute meno le tutele dei lavoratori!”. Vero. Vero anche che quando c’erano, i lavoratori ne hanno approfittato oltre ogni pudore. “La giustizia italiana cui appellarsi in quei casi è allo sfascio!” Vero. Vero anche che se poi funzionasse non risolverebbe il problema. Poiché, come ogni cervello di buon senso comprende, il problema non si risolverà mai legiferando contro o punendo l’abuso, ma abolendo l’abuso in sé. In altre parole: la colpa per l’indecente miseria d’animo inflitta a quella ordinaria lavoratrice, inflitta a voi lavoratori, a tantissimi fra noi in ogni singolo giorno in centinaia di migliaia di settori d’impiego, non è di Ichino, di Biagi, di Berlusconi, di Alfano, della CGIL, ma dell’infame beceraggine morale e soprattutto professionale di milioni di normali italiani che prosperano sul suo putridume per bieco interesse, e che orrendi individui lo erano ieri, lo sono oggi, come lo saranno domani, con o senza leggi, con o senza riforme della giustizia o del lavoro, con o senza Berlusconi, Franceschini, multinazionali, Bilderberg Group o mafie e camorre.

La grande rovina d’Italia, come al solito, siamo noi italiani, la coviamo nei nostri animi di beceri incivili privi di un'etica anche minima, e la infliggiamo ogni singolo giorno con grande zelo ad altrettanti nostri simili. E si badi bene allo snodo cruciale: lo scempio che siamo come cittadini e qui descritto in ambito lavorativo (centralissimo nella vita di ciascuno), lo replichiamo in ogni altro aspetto della nostra ‘polis’ senza eccezioni, superando in distruttività qualsiasi scandalo politico, legge iniqua o corruttela della ‘Casta’. Se non vediamo ciò, se non ci curiamo, ogni altro marchingegno per un’Italia migliore sarà una perdita di tempo.

Alla fine della giornata di quella povera ordinaria trentacinquenne cosa le rimane di vivo? A malapena l’energia per arrivare a casa e sopravvivere qualche ora prima del prossimo turno di miserie lavorative, di speranze decomposte, di ansie implacabili per il conto in banca, prima dell’appuntamento dal medico per il Tavor, prima di rincontrare quel nauseabondo senso di fallimento, di muro di gomma, di ‘…tanto è tutto così, tanto è inutile’. E allora provate voi, se ne avete il fegato, ad andare da queste persone, da questa Italia maggioritaria, a dirgli in faccia: “La soluzione è la riforma della Giustizia… la difesa dei giudici… no alle nano particelle… il Parlamento pulito… no al Lodo Alfano… un partito nuovo…”.

La tragedia italiana siamo noi. C’è solo una cosa che ha senso fare: cambiare gli italiani. Basta. Buon lavoro.

Paolo Barnard
Fonte: www.paolobarnard.info
Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=118
6.07.2009

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PADRONI DELLE LIBERTA'
DI LORENZO PALMISANO
nazioneindiana.com

Un giorno, tra cento anni, gli esseri umani che godranno di una Terra meravigliosa e che vivranno esistenze felici e spensierate, ricorderanno Silvio Berlusconi come colui che per primo mostrò al mondo, a cavallo tra due millenni, tutta la verità sulla natura della dottrina politica economica e sociale uscita vincitrice dai conflitti grotteschi e sanguinosi del ventesimo secolo: il liberismo.
“Egli”, diranno, “incarnò alla perfezione l’idea che, in totale assenza di avversari, l’arroganza del vincitore non potesse continuare a essere giudicata come l’espressione di un imminente tentativo di aggressione ai contendenti, ma meritasse di essere considerata e percepita per quello che era: il mezzo migliore per far capire a tutti che nessuna contesa sarebbe più stata possibile”.
Mentre in questi giorni, i capi della più grandi democrazie occidentali si affannano a parlare di riforme e di trasparenza del sistema finanziario, il nostro presidente del consiglio tiene ovunque delle lezioni spontanee sulla libertà di stampa, illuminandoci con dei sillogismi inattaccabili: “La stampa è libera di dire ciò che piace a suoi padroni”. Insomma, “se io tengo in vita un giornale comprando degli spazi pubblicitari, di fianco al mio marchio o subito dopo lo spot del mio prodotto non può esserci una notizia sulla pericolosità della crisi economica. Ci dev’essere una bel trafiletto ottimista sulle virtù terapeutiche dello shopping compulsivo. O tuttalpiù la foto di una bella ragazza!”

Anche i giudici appartengono ai loro padroni.
Anche i parlamentari.
E, naturalmente, i cittadini.
Confutare questa posizione, oggi, vuol dire mettere in discussione i pilastri dei nostri regimi democratici - o quanto meno ostinarsi ad anteporre, in maniera anacronistica, il bon ton alla sfacciata evidenza dei fatti.
Se l’unico principio condiviso dalla totalità degli esseri umani evoluti è quello secondo cui ogni individuo ha il diritto di perseguire il proprio interesse personale e immediato; se viene considerata legittima e, anzi, virtuosa ciascuna azione volta a raggiungere il maggior profitto e il maggior potere possibile [e non esiste persona dotata di una minima dose combinata di razionalità e sincerità capace di negare queste due ipotesi] allora è inutile fingere di scandalizzarsi quando qualcuno, persino in un periodo di crisi e di rischio recessione, si ostina ad attenersi, alla lettera, alle inconfutabili leggi del mercato.

È arrivato quindi il momento di smettere di considerare l’Italia come il luogo in cui, da venti (anzi, no, da trenta…, anzi, no, da quaranta…, anzi no, insomma, da troppi) anni si vive in una sorta di imponderabile anomalia, e di cominciare ad accorgersi che il nostro Paese è, in verità, un’avanguardia, un esperimento teso a dimostrare che, liberando l’umanità dalle ragnatele dell’etichetta democratica, si potrà finalmente intraprendere un percorso di ritorno verso una comoda e appagante oligarchia. Se, insomma, per Marx la dittatura del proletariato era il preludio del comunismo, per i governi moderni la parentesi democratica è stata solo una necessità, un modo per allontanarsi una volta per tutte - e con l’approvazione unanime dei cittadini - dall’ipotesi di stato socialista, e incamminarsi verso la forma di governo che pacificherà la storia: la plutocrazia.
Nessuna chiesa e nessuna ideologia è oggi in grado di opporsi a questo processo. Anche i papi hanno i loro padroni. Non c’è alternativa. E l’arroganza di chi persiste nell’esprime questo concetto non è che l’espressione naturale del concetto stesso: è il suo abito, tagliato su misura. Anzi, la sua pelle.

Ma la pelle trema.
Perché c’è un piccolo inatteso ostacolo a questa marcia trionfale. Ed è la crisi economica scaturita da un sistema che, arrivato a questo punto, non può rischiare di mostrarsi meno che perfetto. È qui che si gioca la partita. (O forse, senza paura, bisognerebbe dire che qui si gioca il destino della nostra specie.)
La guerra che Silvio Berlusconi combatte contro la parola crisi, contro l’idea stessa che questa parola contiene è, in verità, la guerra del liberismo in difesa della propria potenza, della propria vittoria, del proprio diritto a proclamarsi religione universale.
Crisi vuol dire ricominciare a guardarsi nelle tasche, a contare i soldi, vuol dire smettere, anche solo per un attimo, di essere consumatori di massa e ritornare a gestire le proprie spese, consapevolmente, secondo la categoria della priorità.
Vuol dire, quindi, tornare a essere classe, vuol dire persino accorgersi di non aver mai smesso di esserlo. E allora vuol dire risveglio di coscienze e di idee, di mondi alternativi, di antagonismi - di contendenti!
L’arroganza torna a essere il tono della minaccia, non più della consacrazione. L’oratore tossisce.
La frase che sta per urlare l’ha ripetuta tante altre volte. Ma mai con questo tono. “Sempre voi, soliti c- - - - - - - -!”

E il resto dipende da noi.

Leonardo Palmisano
Fonte: www.nazioneindiana.com
Link: http://www.nazioneindiana.com/2009/07/04/padroni-delle-liberta/#more-19047
4.07.2009

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lunedì, 06 luglio 2009

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domenica, 05 luglio 2009

Oltre 10mila firme contro il ddl sicurezza
da temi.repubblica.it/micromega-online

Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio, Wu Ming: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa

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Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono

Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.



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Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
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IN CRISI

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venerdì, 03 luglio 2009

I compagni di merende
di MASSIMO GIANNINI

ABBASSARE i toni, chiede il presidente della Corte Francesco Amirante. Come se la cena fra due giudici costituzionali, il capo del governo e il suo guardasigilli fosse una questione di fair play privato e di bon ton istituzionale, e non invece uno scandalo e una vergogna morale. Cos'altro deve accadere, perché si percepisca l'abisso etico-politico in cui il berlusconismo ha precipitato questo paese, riproducendo per partenogenesi le forme di un conflitto di interessi sempre più endemico, pervasivo, totalizzante?

Cos'altro deve accadere, perché si comprenda l'imbarbarimento giuridico-normativo in cui il berlusconismo ha trascinato lo Stato di diritto, trasformandone i "servitori" irreprensibili in co-autori irresponsabili delle sue leggi ad personam?
Le parole dei due giudici coinvolti nel caso si commentano da sole. A colpire, nell'eloquio di Luigi Mazzella e di Paolo Maria Napolitano, non è solo la corriva complicità di chi detta per lettera un "caro Silvio, siamo oggetto di barbarie", né la banale volgarità di chi obietta "a casa mia invito chi voglio". Un frasario da "compagni di merende", più che da principi del foro, che nessuna frequentazione presente o passata (per rapporti privati di amicizia o relazioni pubbliche d'ufficio) potrebbe oggi giustificare. Ma quello che inquieta e indigna è la condivisione di un format ideologico caro al presidente del Consiglio, che rovescia sugli avversari la sua visione illiberale e autoritaria del potere. "Un nuovo totalitarismo" che "malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali": ne scrive Mazzella, e sembra di sentire l'ennesimo comizio assurdamente resistenziale del Cavaliere. "Siamo vittime di un tentativo di intimidazione": ne sragiona Napolitano, e pare di ascoltare l'ennesima giaculatoria falsamente vittimistica del Caimano.

Nessuno riuscirà a far fare un passo indietro a questi due "uomini di legge", che della legge fanno strame, in nome della legge. È un gioco di parole, ma proprio questo è il vero cortocircuito che impedisce e impedirà qualunque intervento su due giudici che hanno ineluttabilmente violato tutti i codici deontologici, anche se nessun codice penale. Ha formalmente ragione il Capo dello Stato, a spiegare attraverso i suoi uffici che un provvedimento del Quirinale, in un caso come questo, "non ha fondamento perché interferirebbe nella sfera di insindacabilità della Corte". Costituzione alla mano, è assolutamente vero. Come, Costituzione alla mano, è assolutamente vero che i giudici della Consulta appartengono a una sfera diversa rispetto a quelli ordinari. Diversi i criteri di nomina e di elezione, differenti le regole di carriera, che li esclude dal cursus dei concorsi e dalla disciplina del Csm. Proprio in quanto rappresentanti di un organo di rilevanza costituzionale che deve decidere spesso su questioni che riguardano altri poteri dello Stato, non subiscono gli stessi limiti cui sono esposti gli altri "contropoteri".

Ma si potrebbe dire che proprio lo "status" speciale di questi giudici, per la cruciale importanza delle questioni di principio sulle quali sono chiamati a decidere e sui quali poggia l'intero Stato di diritto, li espone ad un "self restraint" infinitamente maggiore, e non indiscutibilmente minore, rispetto a quello cui devono sentirsi sottoposti un gip, un gup, un pm o un magistrato di corte d'appello. L'inalienabile principio della "terzietà", per loro, dovrebbe valere immensamente di più di quanto non valga per un giudice civile, che per esempio, come prevede l'articolo 51 del codice di procedura, è obbligato all'istituto dell'astensione "se ha un interesse nella causa o in altra vertente su identica questione di diritto", e soprattutto "se egli stesso o la moglie è parente... o è commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori". Perché un pretore deve astenersi da una causa se ha pranzato più volte con il denunciante nella stessa controversia, e Mazzella e Napolitano potranno allegramente decidere della legittimità costituzionale del lodo Alfano, pur avendo cenato infinite volte con il vero, unico beneficiario di quello scudo processuale che lo mette al sicuro da una probabile condanna penale? Basta il fatto che il primo sia obbligato al passo indietro da un articolo testuale del codice, e i secondi possono sottrarsi all'obbligo solo perché non c'è una norma espressa che glielo imponga? Eppure questo succede, e questo succederà quando il 6 ottobre cominceranno le udienze della Consulta su quella scellerata legge salva-premier. Con buona pace di tutti. A partire dallo stesso Cavaliere. Ha tuonato per anni contro la Corte, "covo di comunisti" e architrave del "pentagono rosso" che domina l'Italia bolscevica, e oggi ne capta la benevolenza attraverso un'intollerabile forma di diplomazia conviviale. Ha insultato il giudice Gandus definendola "toga eversiva" e ha tentato di ricusarla solo perché, avendo partecipato a qualche iniziativa di Magistratura democratica contro qualcuna delle sedicenti "riforme della giustizia" del Polo, sarebbe stata incapace della necessaria obiettività di giudizio nel decidere su di lui al processo Mills. E ora difende a spada tratta due "toghe corrive" perché, pur avendo più volte condiviso con lui la tavola in questi mesi di serena bisboccia, in autunno avranno sicuramente la necessaria obiettività di giudizio nel decidere sulla costituzionalità di una legge che lo riguarda in prima persona.

Invocare il ripristino della "sacralità" degli organi di garanzia, come fa Di Pietro, è purtroppo una pia illusione. In questa perpetua eresia italiana i mercanti presidiano il tempio. E non si vede più chi li possa cacciare.

(3 luglio 2009)

postato da: germa56 alle ore 09:05 | link | commenti (2)
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Il pacchetto sicurezza diventa una nuova legge 'italiana'

Approvate a tempo di record le nuove normative sulla sicurezza. Giro di vite (e di denaro) sui cittadini irregolari

Scritto per peacereporter da Giacomo Corticelli 

Il Ddl 733B è stato votato oggi con voto di fiducia al Senato con 157 voti favorevoli, 124 contrari e 3 astenuti. Il provvedimento fortemente voluto dalla Lega Nord è diventato legge di Stato. Il governo ha votato in meno di 24 ore il pacchetto di norme in materia di pubblica sicurezza. Ecco i passaggi principali che caratterizzano la nuova normativa, facendo particolare riferimento ai cittadini migranti.

Inasprimento delle pene per gli irregolari. I nuovi articoli previsti dalla legge introducono il reato di immigrazione irregolare per i cittadini extraeuropei e apolidi senza permesso di soggiorno. Chiunque tenti ''l'ingresso e il soggiorno illegale nel territorio dello Stato è punito con l'ammenda da 5 mila a 10 mila euro'' e sarà immediatamente espulso dal questore anche senza il nulla osta dell'autorità giudiziaria, tranne nei casi di richiesta di protezione internazionale. Sono anche state inasprite le pene per chi procura o agevola ingressi illegali con la detenzione fino a 5 anni, oltre a quelle per chi affitta immobili a persone senza il permesso di soggiorno. La detenzione all'interno dei Cie (Centri Identificazione Espulsione) viene prolungata fino a 180 giorni, il massimo previsto dai regolamenti in materia dell'Unione Europea, ma il questore potrà comunque procedere con l'espulsione prima del decorso di tale termine. Dopo il periodo necessario agli accertamenti, il migrante dovrà essere accompagnato - quando possibile - alla frontiera o nel paese di provenienza, oppure riceverà l'ordine di lasciare il territorio dello Stato entro cinque giorni. La pena prevista per ''lo straniero che senza giustificato motivo permane illegalmente'' è la reclusione da 1 a 4 anni. I pubblici ufficiali, con l'esclusione di medici e presidi, saranno obbligati alla denuncia di chi rifiuta di esibire il permesso di soggiorno. Gli irregolari non potranno quindi presentarsi agli uffici della pubblica amministrazione per ottenere licenze, autorizzazioni, iscrizioni, atti di stato civile o aver accesso ai servizi pubblici.

Più vincoli al permesso di soggiorno. La richiesta di rilascio del permesso di soggiorno sarà ''sottoposta al versamento di un contributo fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro'', con l'esclusione delle richieste d'asilo e per motivi umanitari. E' inoltre previsto il superamento di un test di conoscenza della lingua italiana e la sottoscrizione di un ''accordo di integrazione finalizzato alla convivenza dei cittadini italiani e di quelli stranieri''. L'accordo prevederà ''specifici obbiettivi di integrazione'' e sarà articolato per crediti. La perdita integrale di questi ultimi revocherà il permesso di soggiorno e comporterà ''l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato''. I maggiori incassi dell'Erario derivanti da queste norme, sarà destinato dal Ministero dell'Interno al 'Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione', alla ''cooperazione e assistenza ai Paesi terzi in materia di immigrazione'' e ''alla copertura degli oneri connessi alle attività istruttorie''.

Ronde e oltraggio a pubblico ufficiale. La legge riconosce ai sindaci, d'intesa coi prefetti, la possibilità di avvalersi associazioni di cittadini ''volontari per la sicurezza'', purché siano disarmati, senza divise o simboli di partiti politici. La loro funzione sarà quella di segnalare le situazioni di illegalità e disagio sociale alle Forze dell'ordine, ma non potranno intervenire in nessun caso. Queste associazioni dovranno essere iscritte presso le prefetture competenti. La priorità sarà data alle associazioni di ex appartenenti alle Forze dell'ordine o altri corpi dello Stato. Viene anche reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale per ''chiunque in luogo pubblico e in presenza di più persone, ne offende l'onore ed il prestigio''. La pena prevista è la reclusione fino a 3 anni se ''la verità del fatto è provata'', ma può essere maggiore ''se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato''.

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Il parrucchiere ha lasciato un biglietto inquietante
SOS ITALIA LIBERA LANCIA L'ALLARME: DOV'è FINITO MARTINO CODISPOTI?
 
BAREGGIO -  Da qualche giorno non si hanno più notizie di Martino Codispoti , parrucchiere 59enne conosciuto anche a Bareggio per la sua attività  nel passato. Vittima del racket, ha fatto perdere le sue tracce. A darne notizie è Paolo Bocedi , presidente dell'associazione antiracket e antiusura Sos Italia Libera. «Codispoti mi ha lasciato un biglietto inquietante - spiega Bocedi -. Si legge: "Pensate voi ai miei figli, sono stufo di questa vita, in questi anni le ho pensate tutte. Non ce la faccio più. Ho deciso, se trovo il coraggio, la faccio finita". Sono preoccupato - dichiara Bocedi - anche perchè è di questi giorni la notizia di un imprenditore in difficoltà  che si è tagliato le vene in Brianza. Martino era sconvolto, è vittima del racket: lo Stato gli deve dei soldi ma c'è troppa burocrazia». Come già  accaduto in passato, Bocedi ricorda come «la responsabilità  è anche dei direttori delle banche». Codispoti, dopo che negli anni passati aveva avuto un'attività  e guai a Bareggio, si è spostato a Milano. Ma la musica non è cambiata. «Faccio un appello affinchè Codispoti ritrovi la fiducia nello Stato - annuncia Bocedi - ma lo Stato non deve dimenticarsi di lui. Nel caso lo trovassimo senza vita saprò chi è stato il responsabile». Bocedi, anche lui vittima dell'estorsione alla quale si è ribellato, ricorda le vicissitudini di Codispoti, che è stato anche picchiato. Tra gli ultimi ad aver parlato con l'uomo vi è anche il vice presidente di Sos Italia Libera Guido Gallo Stampino , commerciante di Cerro Maggiore. «L'ho sentito al telefono, piangeva - ricorda Gallo Stampino che, negli anni scorsi, ha fatto arrestare i suoi estorsori così come Bocedi -, aveva perso la fiducia nelle istituzioni, nello Stato. Quello che abbiamo cercato di infondere in lui è proprio questa fiducia, abbiamo cercato di rincuorarlo. Poi non l'ho più sentito. L'invito è quello di credere nelle istituzioni: guai se anch'io non avessi questa fiducia». Negli anni Gallo Stampino ha ricevuto diverse minacce, l'ultima delle quali qualche mese fa quando fu trovato legato al sedile della sua automobile. La ricerca di Codispoti continua. Bocedi rende noto che è attivo il numero verde dell'associazione, 800.667.733, e sta pensando anche di rivolgersi alla trasmissione Rai «Chi la visto?».. 
 
Articolo pubblicato il 03/07/09 Da Settegiorni
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